Negli ultimi mesi ho letto (e ascoltato) una tesi ricorrente: con l’AI e il cosiddetto vibe coding le società che implementano SaaS diventeranno presto obsolete. L’idea è suggestiva: descrivi ciò che vuoi, un agent genera il codice, integra sistemi e sicurezza, e sei in produzione in “ore”. Ma un’azienda non è un hackathon e una web app “vera” non è solo UI. In questo articolo provo a mettere in fila alcuni quesiti: cosa intendiamo per vibe coding, dove oggi funziona, dove si ferma, cosa dicono i numeri e cosa cambia davvero per chi fa integrazione e delivery. L’obiettivo non è frenare l’AI (che uso e apprezzo), ma separare hype e realtà.
Cos’è davvero il “vibe coding”
Prima di discuterne l’impatto, è utile chiarire il termine. Vibe coding indica un approccio in cui gran parte dell’implementazione è generata da un modello/agent a partire da istruzioni in linguaggio naturale; il developer guida con prompt e feedback e spesso non legge riga per riga l’output. Andrej Karpathy ha popolarizzato il termine, mentre fonti mainstream lo descrivono come un ambiente in cui gli agent costruiscono strutture di codice e automatizzano i passaggi ripetitivi.
- Sintesi operativa: intento → codice (guidato da prompt), con il programmatore che valida tramite test/esecuzione e itera sul risultato.
- Punto chiave: se non capisci ciò che è stato generato, stai “vibecodando”; se lo rivedi e lo padroneggi, stai “solo” usando l’AI bene.
“Le società che implementano SaaS sono obsolete”?
Il dibattito pubblico tende agli assoluti, ma la realtà è meno binaria: investitori e operatori di primo piano parlano di co-esistenza, non di estinzione. Reid Hoffman, ad esempio, sostiene che il vibe coding non “spazzerà via” i software di produttività (e, per estensione, gli ecosistemi e i servizi che ci vivono attorno): nuovi strumenti convivono e potenziano i precedenti più che rimpiazzarli di colpo.
Tradotto in pratica: implementare SaaS significa identity e accessi, integrazioni con ERP/CRM/legacy, migrazioni e qualità del dato, audit/compliance, osservabilità e SLO, gestione incident, ambienti e rilasci, change e formazione. È difficile “promptare” tutto questo end-to-end in modo affidabile. (Le analisi tecniche lo ricordano con chiarezza.)
I numeri che contano (per capire la direzione, non per vincere una tifoseria)
Se guardiamo ai dati, il quadro è meno apocalittico. Il mercato SaaS cresce: Grand View Research stima ~819 mld $ al 2030 con CAGR ~12% 2025-2030. Non è il profilo di un settore “in via di estinzione”.
- SaaS: 399 mld $ nel 2024 → 819 mld $ al 2030 (CAGR ~12%).
- Low-code/No-code: platea in allargamento; Gartner prevede che l’80% degli utenti LC/NC nel 2026 sarà fuori dall’IT.
- AI/GenAI capex: Citi vede investimenti infrastrutturali AI > 2,8 trilioni $ entro il 2029, con 490 mld $ nel 2026. Spinta enorme… che richiederà integrazione e governance, non solo “vibes”.
Dove l’AI (e il vibe) brillano già… e dove iniziano i dolori
Sul campo, l’AI accelera molto ciò che è componibile e iterabile. È ottima nel “togliere attrito”, non nel sostituire responsabilità ingegneristiche. Gli stessi protagonisti invitano alla prudenza: “tenere l’AI al guinzaglio” in produzione resta una buona pratica.
- Funziona bene: prototipi e MVP interni, piccoli tool dipartimentali, automazioni tra SaaS, scaffold/CRUD/test generati e refactoring assistito.
- Fa male se abusato: componenti core, integrazioni critiche e interfacce esposte su Internet (API, webhook, pannelli admin, ecc.). Casi recenti mostrano vulnerabilità gravi in app generate da soluzioni vibe code (es. Lovable) e rischi supply-chain quando il codice AI introduce dipendenze inesistenti.
Cosa cambia (veramente) per consulenti e system integrator
Se la produzione del codice si democratizza, l’ingegneria del sistema diventa ancora più centrale. La consulenza che rimane rilevante sposta il focus dall’output di righe di codice al presidio di outcome, rischi e qualità. In parallelo, anche le voci più “inside AI” sottolineano che i prototipi creati via vibe coding vanno riscritti e strutturati per diventare prodotti mantenibili.
- Passare da “body rental” a outcome partner: architetture di riferimento, data/identity by design, contratti d’integrazione, baseline di sicurezza/observability, SLO e runbook.
- AI-augmented delivery: agent per candidate solutions, ma con quality gate, threat modeling, revisione e verifiche umane.
- Acceleratori: pacchetti riusabili (integrazione, sicurezza, test), repository di blueprint e standard minimi per ridurre variabilità e debito.
Conclusione (e le domande giuste da farsi prima di “farlo tutto coi prompt”)
Il punto non è scegliere tra entusiasmo e rifiuto: è accettare che il vibe coding accelererà parti del lavoro senza azzerare ciò che rende solido un progetto in azienda. Le società di consulenza SaaS e i system integrator non “muoiono”: si spostano di quota. Meno ore di tastiera ripetitive, più responsabilità su architettura, integrazioni, sicurezza, dati, osservabilità, adozione e governance. In questo quadro l’AI è un moltiplicatore, ma il valore resta nella capacità di incastonarla in processi affidabili e nel prendersi la responsabilità degli outcome. Chi governa questi aspetti non diventa superfluo: diventa indispensabile per trasformare prototipi veloci in prodotti mantenibili.
Tradotto in pratica: l’AI cambia come scriviamo software; non ha ancora risolto cosa serve per farlo bene in un contesto enterprise. Per questo i partner tecnici restano abilitanti: aiutano a decidere dove usare agent e LC/NC, a misurare rischi e benefici, a progettare data/identity by design, a definire SLO e runbook, a pianificare la riscrittura quando serve. Il risultato non è “meno consulenza”, ma consulenza diversa, più vicina al business e alla qualità ingegneristica.
- Chi è il responsabile (owner) di codice e dati, e con quali poteri/obblighi?
- Come misuriamo affidabilità e sicurezza (SLO, audit, logging) in ogni ambiente?
- Qual è il TCO a 6–12 mesi (manutenzione, versioning, lock-in degli strumenti AI/LCNC)?
- Cosa riscriveremo dopo il prototipo e con quale percorso di hardening/refactor?
Domanda per te che leggi: se dovessi scegliere una sola area del tuo stack in cui introdurre subito vibe/LCNC e una che oggi non faresti toccare agli agent, quali sarebbero — e perché?
